Fantasy Eydor
I tipi di premise
Esistono tre tipi di premise.
| Tipi di premise: |
| Reazione a catena: attraverso una serie di eventi ogni situazione porta a un altra che infine conduce a una risoluzione. Doroty porta un micio abbandonato a casa, la madre di doroty si arrabbia e tratta male il marito, il marito se ne va di casa e inizia una rissa in un bar, un operaio in un bar subisce un trauma ma finge di stare bene, l'operaio il giorno dopo va a chernobyl e si dimentica di schiacciare il pulsante azzurro. Chernobyl esplode. Questa premise può essere riassunta in: Salvare mici abbandonati conduce a disastri nucleari. Forze opposte: una storia dove due forze si affrontano e una delle due vince. L'amore per la patria batte l'amore verso i diritti umani è un altro tipo di premise in cui due forze combattono tra loro. Si può anche fare in questo modo: l'amore per la patria contro l'amore verso i diritti umani conduce all'estasi. In questa storia potrai mostrare queste due forze che continuano a combattersi, prima magari tramite giornali, per poi passare agli scontri occasionali e finire nella guerra civile che porta il protagonista a lasciarsi andare per la prima volta. Situazionale: Una situazione che colpisce tutti i personaggi e li trasforma. L'effetto della reclusione sugli esseri umani, nella storia puoi mostrare la vita della prigione e gli effetti che provoca su diversi tipi di personaggi. |
Bisogna tra l'altro ricordare che OGNI storia ha UNA E SOLO UNA premise.
1 premise = 1 storia
Ma alcune strutture, come ad esempio i romanzi o i serial tv, sono abbastanza ampi da offrire spazio per raccontare più di una vicenda.
Se la vostra opera contiene più di una storia allora bisognerà gestire la multipremise. Per farlo ti servono degli strumenti per mostrare queste due vicende al pubblico in maniera 'ordinata'. Te ne presento tre.
- Vascello: è un legame che condividono tutte le storie. Un esempio potrebbe essere la vita di un uomo. Ogni storia sarebbe legata all'altra tramite il succedersi della vita di un uomo. O la storia di uno stato: il ciclo della fondazione di Asimov parla dello sviluppo di questa 'Fondazione', all'interno si vivono storie di diversi personaggi... tutti legati appunto alla fondazione. Un ultimo esempio potrebbe essere una conversazione. Tre sorelle si ritrovano a raccontare le loro storie, tutte diverse tra loro.
- Montagne russe: molto semplice. Basta cambiare storia tra una sezione e l'altra. Per esempio, in ogni capitolo puoi cambiare punto di vista, in uno mostri la storia di un personaggio che intraprende varie iniziative per fare carriera nella scuola degli stregoni, nell'altro mostri un personaggio di un'altra città che fa di tutto per rispettare gli ordini e cercare di fare carriera nella chiesa di un dio del sole. Punti di vista diversi per storie diverse.
L'importante è che le storie siano divise, perché se racconti due storie diverse NELLA STESSA vicenda allora stai usando un altro metodo:
- Intreccio: è il metodo più complesso, in pratica due storie diverse vivono gli stessi eventi e possono avere un impatto sull'altra storia. Si tratta di un subplot, e ne parlerò in un articolo dedicato perché è un argomento molto interessante (qui metterò il link all'articolo).

Per gestire una multipremise bisogna avere senso dell'equilibrio. Il koala in questa foto NON è Camillo.
La premise NON è l'idea basilare della storia.
Es: Uno storyliner un giorno si sveglia e decide che vuole scrivere una storia su uno gnomo che scopre come dominare gli elementali e decide di conquistare il mondo.
Si può capire che questa è solo un'idea di base perché da essa possono nascere vari tipi di storia. Si può usare un personaggio esterno che cerca di fermare lo gnomo o si può vedere lo gnomo che conquista il mondo... o anche qualcosa di trasversale, come un nano che sfrutta lo gnomo per guadagnare affari durante una guerra.
La premise NON è la morale della storia. Spesso un fantasy ha una morale: le persone buone battono i malvagi. Questa non è la premise, e tra l'altro vorrei farvi una richiesta: basta protagonisti eroici (lo stereotipo sempre buono) che battono il malvagio. Sarebbe meglio usare altri tipi di personaggi.
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Premise
Credits:
UrbaneRose: autrice della foto "Koala" è proprietaria del rispettivo copyright. L'opera in questo articolo è stata utilizzata con il suo consenso.
Premise: l'anima della storia (avanzato)A molti piace imparare le regole della fiction, non solo agli storyliner. E' qualcosa che incuriosisce e spesso molto facile da comprendere. Ma prima o poi si arriva alla sezione avanzata. Non è più facile, ci vuole un po' più tempo a comprenderla. Ma è comunque semplice. Questo sono le lezioni avanzate: semplici ma non facili. In pratica la premise è la risposta alla domanda: Di cosa parla questa (la tua) storia? Molto spesso gli storyliner alle prime armi evitano l'argomento perché lo ritengono noioso, o addirittura lo considerano un limite alla creatività. Tra l'altro, per peggiorare la situazione, questo argomento è spesso confuso e malspiegato, cosa che lo rende ancora più indigesto a gente creativa come gli storyliner. Ma non dobbiamo lasciarci fuorviare: la premise è UNA SFIDA alla tua creatività, è quel qualcosa che tiene unita la storia e la rende unica. Il rispetto della premise in una storia è il primo elemento che dimostra che stai diventando davvero bravo.
La premise essenzialmente è una presa di posizione, un'affermazione a cui si lega tutta la storia. Non ha importanza se l'affermazione sia vera o falsa, basta che sia interessante. In pratica devi affermare una determinata argomentazione. Ad esempio, prendiamo questa affermazione: "la stregoneria distrugge i rapporti familiari". La premise si lega a molti concetti visti finora, facciamo un breve ripasso di cos'è una storia per vedere come una premise si inserisce in essa. La passione di un personaggio lo porta ad affrontare un conflitto principale che lo cambia fino ad arrivare a una conclusione. 1) La passione del personaggio è ciò che lo spinge verso quello che desidera, ne parlo in questo articolo. Data la nostra premise la passione del personaggio o dei personaggi sarà: la stregoneria. 2) Il conflitto principale della storia è l'ostacolo che separa il protagonista dal suo obiettivo, ne discuto in questo articolo. A questo punto il desiderio di ricerca della verità andrà a confliggere contro qualcosa. Data la nostra premise il conflitto principale potrebbe essere: la madre viene cacciata dalle città in cui si trasferisce perché credono che sia una strega. 3) Il cambiamento è l'evoluzione del personaggio durante la storia, causato dal conflitto. Ne parlo qua. La figlia, apprendendo la stregoneria per farsi rispettare, diventa malvagia. 4) Bene, ora siamo arrivati alla conclusione. (qua inserirò il link appena scrivo qualcosa sulla conclusione) E questa dovrà confermare quando dice la premise: La madre abbandonerà la figlia al suo destino perché odia le streghe. In effetti, la premise può essere identificata anche in altre affermazioni, la breve storia che vi ho raccontato potrebbe benissimo confermare l'argomentazione: Gli esseri umani abbandonano le streghe al loro destino. Ma sarebbe la stessa cosa perché anche questa affermazione riuscirebbe a racchiudere i 4 elementi sopra riportati. Al contrario una premise come: Studiare la stregoneria rende malvagi. Non può funzionare in questo caso, perchè esclude la conclusione. (La conclusione è un fatto: la madre abbandona la figlia) Provo a essere più sintetico: Premise = quello che accade ai personaggi a causa delle loro azioni contro al conflitto principale. Diciamo quindi che siamo riusciti a identificarla. A cosa serve? La premise è essenziale per dare un senso di compiutezza alla vicenda. Senza la premise una storia sarebbe troppo dispersiva e si disintegrerebbe in una serie di eventi casuali che annoierebbero il pubblico. La vita è caotica, frustrante, piena di eventi scollegati tra loro che escono dalle pareti. Invece la fiction deve essere organizzata, significativa e deve seguire un pattern. Una fiction deve avere un inizio una metà e una fine.
La vera funzione della premise arriva in fase di editing. E' lo strumento che ti permetterà di perfezionare e rifinire la storia. La utilizzerai come metro di giudizio per valutare tutte le parti della vicenda. Qualsiasi capitolo, conflitto, personaggio, scena, dialogo, descrizione... qualsiasi cosa che non rientra nella premise dovrà essere eliminata. Lo ripeto ELIMINATA. Prova a farti la domanda: senza questa parte (o scena) la premise funzionerebbe lo stesso? Se la risposta è SI allora cancella quella parte (o scena). Quindi, oltre a eliminare le complicazioni superflue, quando avrai finito la storia sarà utile rispondere a questa domanda. L'affermazione della premise viene provata? Non voglio fingere. La premise è un elemento molto complesso, ma è anche necessario. Quindi, presto o tardi ti domanderai... quando devo identificare la premise? All'inizio della storia, alla fine? O a metà? Se leggi i libri che parlano di fiction riceverai decine di consigli differenti. Io ti suggerisco di non star lì troppo a pensarci all'inizio, meglio partire con i personaggi, sono molto più stimolanti... poi passa al conflitto. Inizia pure a scrivere, non c'è bisogno di sapere da subito la premise (anche se potrebbe tornare utile). L'unica cosa che dovresti fare secondo me è farci caso ogni tanto. Prova a domandarti: quale potrebbe essere la premise di questa storia? Se la risposta ti arriva prima della fine della storia... bene. Altrimenti potrai trovarla dopo. Va bene lo stesso. L'importante è NON trascurarla.
Nel prossimo articolo ti spiegherò quali sono i tipi di premise, se hai superato questa lezione sarà molto più semplice. Goditi la vita, storyliner... ovunque e ogni volta che puoi... Articoli correlati: Credits: SirDreamWorks: autore della foto fire è proprietario del rispettivo copyright. L'opera in questo articolo è stata utilizzata con il suo consenso. CoolB074: autore della foto Iice carving è proprietario del rispettivo copyright. Licenza creative commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 2.0 Steven Erdmanczyk: autore della foto Self-Made-Man-1 è proprietario del rispettivo copyright. Licenza Attribution-Noncommercial 2.0 Comunicazione di servizioA causa di alcuni contrattempi devo rimandare la pubblicazione del libro "L'ombra dell'incantatrice". Mi spiace per il ritardo, me ne assumo le responsabilità. Eroi sociopaticiDISCLAIMER: questo articolo vuole parlare di neuroscienze (PNL) applicate alla fiction, non vuole avere riferimenti con la realtà Quando passo su boing boing di solito mi limito a leggere i titoli proposti, ma stavolta ho trovato un link molto utile come spunto che rimandava a un articolo intitolato Addicted To Being Good? The Psychopathology of Heroism di Andrea Kuszewski. L'articolo vuole confrontare eroi e sociopatici, valutandone similitudini e differenze. Ecco le caratteristiche che riporta: Sociopatico:
X-Altruist:
In poche parole hanno solo queste differenze: Bene. Rimaniamo nella fiction per non aprire idee troppo filosofiche. SECONDO ME SI SBAGLIA 1) Il low impulse control può essere normale in una ragazzina di 14 anni, ma né eroi, né sociopatici dovrebbero possederlo. Il cosiddetto impulse control (conosciuto anche come self control o forza di volontà) è quella capacità di non diventare vittima dell'impulso momentaneo per seguire il tuo scopo in maniera più efficace.
Con questo voglio dirti di creare personaggi privi di capacità emotiva? NO. Il protagonista dovrà combattere le sue emozioni: questo aumenterà il conflitto. E se vuoi far prevalere le emozioni può anche andare bene. MA l'emozione dev'essere forte per battere il self control del personaggio. MOLTO FORTE. Ad esempio se il personaggio non dorme da due giorni, sua figlia è stata rapita, e un suo amico non gli presta i soldi ALLORA e solo allora potreste farlo reagire tirando un pugno all'amico. Questo vale in linea di massima. Se volete creare un personaggio con poca capacità di controllarsi fate pure: il personaggio sarà più debole. Va benissimo, purché il conflitto sia equilibrato: gli ostacoli dovranno essere alla sua altezza. Non state creando un "eroe", ma solo un personaggio normale. ![]() Shane Vendrell (The Shield) non sa proprio controllarsi. Tre quarti dei casini della squadra d'assalto li causa lui: un creatore conflitti è perfetto per la storia. 2) Un sociopatico senza empatia apparirà idiota o pazzo. Senza un minimo d'empatia è difficile rapportarsi con gli altri. Tendenzialmente funziona così: più sei capace di metterti nei panni altrui più sei in grado di leggere il linguaggio NON verbale. Più riesci a leggere il NON verbale più sei abile a smascherare menzogne e a capire cosa vuole fare la persona che hai di fronte. 3) Internally driven o externally driven. Cioè reattivo o proattivo. Anche su questo sono in disaccordo. Un eroe potrebbe benissimo seguire un obiettivo personale che ritiene utile per il mondo (spargere il verbo della creative commons :p) e un sociopatico potrebbe benissimo reagire a un fattore esterno (maledizione Robin Hood vuole derubarmi per aiutare i poveri: devo REAGIRE!). 4) L'eroe definito dall'articolo della Kuszewski ha molte caratteristiche di una persona che ha bisogno dell'approvazione altrui e questa è un'altra caratteristica di personaggi deboli. Sul resto dei punti sono d'accordo, come sono d'accordo sul fatto che santi ed eretici hanno qualcosa in comune. In conclusione, se vuoi creare un personaggio FORTE dagli queste caratteristiche:
Per il resto è tutta scala di valori. Ciascuno ha la propria e basta fare solo delle piccole modifiche per crearne una piena di conflitti. Ne ho già parlato in questo articolo. Una scala di valori malvagia (contro i valori riconosciuti dalla nostra società) potrebbe essere: 1) La vita dei familiari Un personaggio con questa scala di valori può apparire forte e disposto a compiere sacrifici. Potrebbe dare la vita per suo figlio, ma anche spedire innocenti in prigione per difendere i suoi soldi; dipende da cosa gli fai affrontare. Ma la vita di uno storyliner non sono solo regole. C'è anche l'animus (ho pure creato una categoria apposita) e voglio darti un consiglio: Un punto di vista alternativo. Se la Kuszewski avesse ragione questo filmato (con pochi ritocchi) potrebbe diventare il manifesto della sociopatia. Credits:
GenerallyGemma: autore di AngerManagement Demotivator. Licenza This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0. BibliografiaDopo aver letto i miei articoli molto probabilmente ti sei reso conto che la fiction è un argomento molto vasto, e forse vuoi approfondirlo studiando anche altri punti di vista. Esistono molti libri che parlano delle regole di questo argomento. COSA VI CONSIGLIO? Smettetela di piangervi addosso. Scrivete un best seller di Renato Di Lorenzo. Lo so... il titolo assomiglia molto a una pubblicità "come perdere 20 chili in 20 giorni":p. Ma se riesci a superare il pregiudizio che causa un nome del genere leggerai un ottimo libro. Characters and Viewpoints di Orson Scott Card (inglese) Visto che il libro di Renato di Lorenzo ha una lacuna relativa al ‘punto di vista’ ti propongo questo libro. Characters and viewpoints analizza a fondo come creare e come far evolvere il personaggio all’interno della storia. Non solo. Questo libro spiega anche molto bene l’utilizzo dei punti di vista in un libro. Beginnings, Middles & Ends di Kress L’altra lacuna di Renato di Lorenzo è: come scrivere il finale della storia. Worlds of wonder - how to write science fiction & fantasy di David Gerrold (inglese - Amazon) Se volete scrivere un libro di genere fantasy o fantascienza questo libro è assolutamente da leggere. Breve guida all'uniformazione grafica di romanzi e racconti di Alessandro Cannella (italiano) Se sei uno scrittore ti sarai chiesto come deve essere presentato un libro. In questo link troverai un e-book da scaricare che spiega questo argomento in maniera dettagliata… ed è gratis! E’ molto semplice e scorrevole. Imperdibile. Writer Crash Test di Holly Lisle (inglese) In questo blog Holly legge parti delle storie dei suoi studenti e le commenta applicando le regole della fiction. I suoi video sono brevi, intensi e soprattutto molto utili. Holly fa anche corsi di fiction su internet, ma non li ho provati e non saprei giudicarli. How to write a damn good novel I e How to write a damn good novel II di James N. Frey (italiano) Non sono male come guide, peccato che siano due libri molto lunghi e di non facile assimilazione. Però approfondiscono molti argomenti richiamando libri del passato. Il prontuario dello scrittore, di Franco Forte (italiano) E’ un manuale molto elementare che parla anche di grammatica e uniformazione grafica… passa solo perché è breve e molto semplice, se sei un principiante può esserti utile.
Lezioni di scrittura creativa, della Gotham writers’ workshop (italiano) L’unico capitolo che vi consiglio è il secondo. Personaggi: contrasto e coerenza. Per il resto gli argomenti che affronta sono spiegati meglio negli altri libri che vi ho proposto.
Master di scrittura creativa, di Jessica Page Morrell (italiano) Mah… si fa leggere, è abbastanza corto e ripete concetti già visti negli altri libri proposti prima… ma magari è utile sentirli ripetere in un altro modo. Se proprio volete leggerlo fate pure, ma non è necessario.
Scrivere un romanzo di Donna Levin (italiano) Beh, se volete farvi un ripassino o provare a risentire regole che avete già studiato nei libri precedenti questo titolo può tornarvi utile. Plot di Ansenn Dibell (inglese) Idem come sopra. Spiega concetti già visti… e i libri sopra li spiegano meglio. Ma è un libro leggibile. Fino a qua ti ho presentato i libri che mi sono stati utili. Direi che dall’uno al quattro sono proprio necessari per la storia. Il quinto è altrettanto per l'impostazione grafica. Gli altri non fanno male... Ora invece vorrei consigliarti quali libri evitare, visto che ho già perso tempo io con loro ti consiglio di evitare di perdere anche il tuo. COSA É MEGLIO EVITARE? On writing di Stephen King (italiano) Non mi è piaciuto. Parla a lungo della vita di Stephen King e affronta argomenti davvero semplici. Se avete già letto i libri sopra questo non vi serve. Se invece volete conoscere la vita di Stephen leggetelo pure.
Come scrivere un racconto di Jack M. Bickham (italiano) Il metodo proposto da Bickham mi sembra un po’ vecchio e poco strutturato. I consigli che dà sono pochi e già visti. Manuale di scrittura creativa di Roberto Cotroneo (italiano) Vi consiglio di evitare questo libro. Oltre a dire poco niente è perfino noioso. Credits: rare124: autrice dell'immagine Idraaq (la prima) è proprietaria del rispettivo copyright. L'opera in questo articolo è stata utilizzata con il suo consenso. derechoaleer: autore della foto - dettaglio su flickr "Book Burning - Quema de Libros - St Dominic and the Albigenses". Licenza Creative Commons Attribution 2.0-en. |











